Dipinti settecenteschi di Giacomo Del Po nelle chiese napoletane (1°parte) Stampa
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NapoliNews - Arte
Scritto da Achille Della Ragione   
Lunedì 22 Febbraio 2010 08:51

 

Dipinti settecenteschi di Giacomo Del Po nelle chiese napoletane (1°parte)

Agli inizi del secolo il pittore è impegnato nella decorazione delle due pareti ai lati dello scalone di accesso del convento di San Gregorio Armeno (fig. 1), che risultano completati entro il 1704. Gli affreschi, come ha messo in luce un recente restauro, sono eseguiti con grande rapidità di esecuzione e si sviluppano attraverso due finti colonnati simmetrici con spirali di foglie, alternati ad aperture finte e reali e, attraverso vetrate illusionistiche, prospettive di volte ed immagini di animali(fig. 2 ) su davanzali.

Infine sul portale domina l’affresco realizzato a monocromo raffigurante San Benedetto in gloria nel suo medaglione (fig. 3) con ai lati due angeli che reggono la mitra ed il pastorale, mentre due putti (fig. 4 – 5) in basso recano festoni di fiori.
In San Pietro a Maiella, nella seconda cappella sulla navata destra, già Spinelli,  è conservata un’Assunta(fig. 6 ), firmata, databile intorno al 1705, della quale Ortolani segnala un bozzetto nella Galleria dell’Accademia di Vienna e Rabiner un altro  in collezione privata a New York.
Nel 1706 il Del Po eseguì per la cappella dell’Addolorata nella chiesa di Santa Maria dei Sette Dolori, su incarico della duchessa di Maddaloni Nicoletta Colonna, le due famose tele dell’Andata al Calvario(fig. 7 ) e della Pietà (fig. 8), ritenute a lungo seicentesche, per il marcato contrasto delle ombre che sembrano risucchiare le figure e per gli improvvisi sbattimenti di luce sulle forme nodose, rese incandescenti, fino al reperimento dei documenti da parte del Ruotolo.
Le due composizioni furono esposte alla Mostra Civiltà del ‘700 ed in seguito, pur se collocate cronologicamente fuori del secolo, anche a Civiltà del Seicento, per i ”toni foschi e bituminosi squarciati da improvvise incandescenze luministiche e per rapidi colpi di pennello”(Spinosa) evocanti i modi tenebrosi e barocchi del Preti napoletano.
Anche la spietata resa realistica dei carnefici, nella loro brillantezza cromatica, suggestionata da coevi esempi del barocco genovese, si sarebbe in seguito sviluppata nello stile del pittore in chiave dichiaratamente rococò.
Si tratta di due quadri da porre all’apice della sua produzione, nelle quali la carne si risolve in grumi di materia pietrosa sul volto degli scherani col vigore di un naturalista di razza, con la luce che riscalda la tavolozza e permea la materia, traendo dall’oscurità riverberi e lampeggiamenti spettacolari.
Entro il 1707 Del Po decorò  completamente, ad eccezione del soffitto, la Cappella Palatina in Palazzo Reale. Una impresa di notevoli proporzioni, sulla quale  purtroppo ha infierito il tempo ed un maldestro restauro eseguito nel 1829 dal Di Criscito. Sono oggi visibili parzialmente, nei riquadri tra le finestre, Episodi dell’Antico Testamento, letteralmente stravolti dall’invasiva ridipintura ottocentesca.
Documentiamo con una serie di foto inedite alcuni riquadri nei quali è arduo riconoscere il pennello che noi ben conosciamo: una Danza delle vergini in onore di Jefte(fig. 9) ed una Giuditta con la testa di Oloferne(fig. 10).

L’attività del Del Po in Santa Teresa degli Studi è precisata, sia dalla data(1708) alla base della grossa tela posta sul lato sinistro della crociera raffigurante San Domenico di Gesù nella battaglia di Praga, sia per un documento finale di pagamento del settembre 1710. Il pittore, oltre alla tela citata e ad un Riposo nella fuga in Egitto, eseguì poi, in tre momenti diversi, delle decorazioni a fresco monocrome, degli Angeli e delle Virtù(fig. 11 – 12): nel 1708 quelle attorno alle due tele principali, nel 1715 l’Angelo che suona la tromba che sovrasta il busto di Carlo VI d’Asburgo, scolpito da Giacomo Colombo sotto la direzione del pittore e nel 1725 l’Angelo con la tromba che incombe sul busto del generale Carlo Filippo Spinelli.
Le due composizioni sono tra le più celebri dell’artista, eseguite con colori brillanti di frizzante rococò, con prelievi dal barocco genovese, armoniosamente amalgamati alla lezione luministica del Preti ed al guizzante pittoricismo del Giordano.
Il Riposo nella fuga in Egitto(fig. 13), firmato, è ambientato in un tranquillo paesaggio lungo il corso del Nilo, mentre il San Domenico di Gesù Maria(fig. 14), firmato e datato, rappresenta questo sconosciuto frate carmelitano, le cui reliquie erano conservate nella chiesa, mentre, brandendo un crocifisso, incoraggia le truppe cristiane a combattere contro i protestanti nella battaglia di Praga.
Nella foga della battaglia visioni celesti  protettive si combinano con apparizioni di baldi cavalieri che scagliano frecce, nel mentre un groviglio di membra  si intrecciano frenetiche tra cielo e terra.
Di questa tela esiste uno spettacolare bozzetto(fig. 15), che fu presentato nel corso della mostra Sulle ali dell’aquila imperiale, tenutasi a Napoli nel 1994.
I dipinti nella Cattedrale di Sorrento, a lungo collocati dalla critica in un fase avanzata della produzione dell’artista intorno al 1722, sulla base di una visita pastorale effettuata tra il 1725 ed il 1726, sono stati retrodatati dal Rabiner ad un periodo precedente, entro il 1709, per le cogenti similitudini con l’Assunta della chiesa di San Pietro a Maiella.
Le opere comprendono la grande Assunzione della Vergine(fig. 16), posta nel soffitto del transetto, assieme ad altre due tele raffiguranti l’Apostolo Filippo e l’Apostolo Giacomo(fig. 17).
Il famoso quadro pone la Vergine al di sotto della Trinità, attorniata da una schiera di angeli, in un tripudio di luce che ne esalta la dolcezza del volto in una fantasmagorica dilatazione dello spazio, che avviluppa le figure animate da un vivo dinamismo.
Nei due tondi con gli apostoli”si conferma l’equilibrio tra pittoricismo e una qualche esigenza di solennità. Immersa e sfatta la materia cromatica nella luce, travalicata la soglia del disegno… è la componente espressiva a prevalere in queste effigi di apostoli, vuoi nei volti in estasi vuoi nelle mani oranti, dentro i loro cerchi armonici e conchiusi, isole a sé  stanti nella maglia di addobbi nel soffitto”(Russo).
Un documento del 1712 si riferisce agli affreschi eseguiti dal Del Po nell’arcone di fondo della sacrestia di San Domenico, dove tra eleganti e sinuose figure di angeli sono incastonati i ritratti di Giovandomenico e Giacomo Milano. Il pagamento va integrato con le notizie presenti nelle iscrizioni relative ai due nobili, nelle quali sono indicate le due date di morte 1693 e 1713.
Gli affreschi attualmente versano in precario stato di conservazione, a seguito delle efflorescenze saline trasudate dalle pareti umide, ma evidenziano l’interesse marcato del pittore verso gli esiti della coeva tradizione decorativa genovese attraverso l’uso di soluzioni rischiarate dalla pennellata sottile e preziosa.
Esiste un disegno preparatorio che venne esposto a Civiltà del Settecento.
Il Del Po si ispira alla maniera degli scultori settecenteschi, coniugando sapientemente angeli correggeschi e virtù allegoriche imitanti esemplari in marmo e bronzo e  creando nello stesso tempo apprezzabili effetti illusionistici, senza ripetersi altre volte, a quel che sappiamo, nel settore del ritratto celebrativo.
Solenne ed ampolloso sotto una ingombrante parrucca l’effige del padre (fig. 18)si richiama ai coevi esempi del Solimena, mentre il figlio(fig. 19) dal volto, tra orgoglio e dignità, sembra guardare nel vuoto per l’approssimativa definizione degli occhi.
Achille della Ragione
Foto di Dante Caporali

Ultimo aggiornamento Lunedì 22 Febbraio 2010 17:03