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Il napoletano è una lingua, non un dialetto PDF Print E-mail
NapoliNews - Politica
Written by Achille Della Ragione   
Monday, 12 October 2009 21:30
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Il napoletano è una lingua, non un dialetto

Nei giorni scorsi un europarlamentare napoletano, Enzo Rivellini, ha pronunciato un discorso a Strasburgo in perfetto vernacolo, scatenando il panico tra gli interpreti e lo stupore dei colleghi. Intervistato dalla stampa internazionale candidamente ha affermato che il napoletano non può essere assolutamente considerato un dialetto, bensì una lingua a tutti gli effetti, con la sua grammatica e la sua letteratura ed, aggiungeremo noi, con un suo patrimonio canoro conosciuto ed apprezzato in tutto il mondo, grazie ad alcuni celebri ambasciatori, tra i quali, negli ultimi anni, il compianto Pavarotti.

La parlata di Basile, di Viviani, di Eduardo non è certo sottocultura, perché essa è stata definita nei secoli da Vico ”lingua filosofica”, da Galiani  ”il volgare illustre d’Italia degno degli ingegni più vivaci”, da Croce “gran parte dell’anima nostra” senza parlare della poesia animata da vivacità e fantasia, passione ed amore, in grado di essere intesa anche da chi non ne riconosce correttamente le parole.
Sarebbe quanto mai opportuno che a Napoli finalmente si pensasse ad un museo della canzone partenopea, il quale, con gli opportuni ausili audio visivi, riesca a preservare per le future generazioni un patrimonio inestimabile da Bovio e Caruso a Di Giacomo, Viviani, Murolo, Bruni, fino a Pino Daniele e gli Almamegretta.
Ed in attesa che le istituzioni si muovano, tutti possono godere di un ottimo spettacolo “Novecento napoletano” che girerà i teatri di tutta Italia.
Esso ricapitola, con rigore filologico in tre ore di musica, la ricca tradizione della canzone popolare napoletana, la cui produzione raggiunse l’apice nella seconda metà dell’Ottocento, per decadere tristemente con la seconda guerra mondiale.
Di fronte allo spettatore si apre una messinscena complessa con oltre cinquanta interpreti ed una sontuosa coreografia ricostruita grazie alle opere di artisti come Scoppetta, Matania e Dal Bono.
Il musical debuttò al Politeama nel 1992 e per anni ha incantato le platee di Tokyo, Parigi e Buenos Aires.
L’insieme di emozioni, atmosfere, ricordi, poesia diventa repertorio popolare di una napoletanità autentica e rituale e ci permette di apprezzare la festa di Piedigrotta, le folli corse dei fuientes, la forza espressiva della sceneggiata, le figure mai dimenticate del pazzariello e dei posteggiatori e soprattutto il dramma dell’emigrazione, che in alcuni decenni ebbe la dimensione di un vero e proprio genocidio dimenticato,  con milioni di uomini e donne che partivano dal porto di Napoli con i famigerati bastimenti, carichi di disperazione e di nostalgia, di ansia di riscatto e di antica dignità.
Achille della Ragione

 
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